Partenza da Milano Malpensa con volo El Al alle ore 12,30 e arrivo a Tel Aviv alle ore 17,15 ora locale (un’ora indietro rispetto all’Italia).

1) Lunedì- Trasferimento in bassa Galilea. Sistemazione presso il Kibbutz Lavi.

Così si leggeva nella prima tappa del programma di viaggio organizzato dal Tour Operator Easy Israel.

Soltanto sulla strada del ritorno, alla fine di otto giorni intensi, abbiamo capito il perché di quell’Easy. Il compito di rendere intelleggibile questo Paese non è semplice, tanto meno in pochi giorni. Israele è risaputo, è la culla di tre religioni monoteistiche, Cristianesimo, Ebraismo e Islam, e forse basterebbe questo a confondere.

Usi e costumi cambiano a seconda di chi si ha davanti o a seconda della città dove si arriva.

La famosa Cupola della Roccia di Gerusalemme

La famosa Cupola della Roccia di Gerusalemme

Può cambiare tutto anche solo sedendosi in un locale con l’idea di ordinare un semplice panino al prosciutto. Qualche metro prima potreste essere in mezzo agli arabi e il maiale è proibito, qualche metro dopo potreste trovarvi in mezzo a una maggioranza ebraica. E il panino al prosciutto non lo avrete comunque, perché viene considerato un cibo impuro. Certo, se per vostra buona sorte foste capitati in mezzo ad una comunità cristiana, avreste gustato l’agognato sandwich.

Senza, però, domandarvi nulla.

In partenza, mettete da parte l’ansia di quei parenti che, non appena sapranno della destinazione, si sentiranno in diritto, se non di disincentivarvi, perlomeno di guardarvi con perplessità. E non preoccupatevi nemmeno all’aeroporto dove personale della sicurezza israeliana, che poi viaggerà nel vostro stesso aereo, vi farà domande precise: se qualcuno vi ha dato qualcosa da portare là, se avete fatto precedenti viaggi in Israele e siete rimasti eventualmente in contatto con degli indigeni, se avete preparato personalmente i vostri bagagli.

Dopo avere girato questa nazione in lungo e in largo, è facile sfatare un luogo comune: Israele non è più pericolosa di nessun altro posto del nostro ‘tranquillo’ Occidente.

E con intenzione parliamo di Israele e non di Terra Santa. I dati, infatti, dicono che le visite di pellegrinaggio non diminuiscono mai. Vogliamo forse fare passare il concetto che la religione costituisce un manto protettivo? Il paese è il medesimo. Se è tranquillo per chi ha fede, lo è per tutti.

Per fare un paragone, sarebbe come dire che l’Italia recentemente era tutta in ’emergenza rifiuti’, mentre questo fatto era circoscritto ad un’area.

Con i nostri occhi, girando in poche ore da nord a sud un territorio poco più grande della Lombardia, abbiamo appurato quanto questo popolo, al 78% di ebrei, al 14% di arabi musulmani e al 3%di cristiani, desideri la pace.
Anche se viaggiaste da soli, grazie a severissime zone di controllo, sarebbe impossibile finire nella zona a rischio, la famosa striscia di Gaza, quella che proprio in questi giorni è sotto i riflettori di nuove tensioni.

Noi, che eravamo là mentre queste stesse tensioni erano nell’aria, non ci siamo mai sentiti in pericolo. E ci è stata data l’opportunità di percepire uno spaccato completo di questa bella nazione che passa, senza alcuna fatica, dal silenzio del deserto al rumore delle civiltà millenarie. Tanto più, con le scelte fatte a monte da Easy Israel, una selezione attenta delle visite da fare, perché oltre a Gerusalemme e alla religione, Israele propone natura, storia e benessere.

Il celebre fungo del deserto del Negev

Il celebre fungo del deserto del Negev

Se farete questo tour organizzato sperate vi sia assegnato Vittorio Di Cesare, una guida abilitata dallo stesso governo israeliano ad andare dappertutto, non soltanto nei luoghi sacri al cristianesimo. Vittorio è talmente preparato da interessare tutti i componenti di un gruppo, anche quando lo stesso non è omogeneo.

2) Martedì – Nella mattinata visita alla cittadina di Safed, attraversamento delle Alture del Golan e pranzo presso il Kibbutz Ein Gev. Nel pomeriggio visita di Kafarnao, con cena e pernottamento presso il Kibbutz Lavi.

La cittadina di Safed, antica città di Galilea, la più alta d’Israele è abitata da 40 mila persone tutte ebree. Le strette viuzze di arenaria bianca regalano angoli inaspettati dove si nascondono botteghe di artisti e splendidi panorami sul Monte Hermon. Nel suo labirinto di vie si nasconde, oltre alle sinagoghe e a un’enorme fortezza dei Crociati, la parte mistica dell’Ebraismo, la kabbalah. I rabbini più ortodossi, quelli che tutti abbiamo imparato a riconoscere grazie al loro vestire di nero, al kipà, il classico copricapo in testa e ai lunghi riccioli pendenti ai lati delle orecchie, vivono qui in tanti e portano avanti le loro tradizioni.

Se avete bisogno di una pausa tipicamente italiana, al Bar nel crocevia, si beve un ottimo caffè. Non andate via da Safed senza notare le mesusah, pseudo astucci sugli stipiti delle porte. Sono dei porta preghiera, la parola del Signore che protegge dentro casa, e l’uso del praticante è di toccarli e baciarli prima di entrare. Ritroverete le mesusah su tutte le case degli ebrei.

A sinistra la tomba di Ben Gurion, considerato Padre della Patria

A sinistra la tomba di Ben Gurion, considerato Padre della Patria

Dopo Safed si prosegue attraversando le alture del Golan, un paesaggio agricolo che predispone al relax tra eucaliptus, angoli attrezzati per pic nic e basalto, la pietra lavica dei vulcani.

Si arriva così nella bassa Galilea, a Cafarnao con gli antichi resti di una stupenda sinagoga risalente al II secolo. E’ conosciuta anche come la città di Gesù, in quanto secondo i Vangeli vi abitò dopo avere lasciato Nazareth. E’ affacciata sul lago di Tiberiade (a forma di arpa e detto, sebbene di acqua dolce, Mare di Galilea), dove si può visitare la casa di Pietro l’apostolo, sulle cui fondamenta è stata costruita una moderna chiesa ottagonale sopraelevata da terra. Tutt’attorno, manghi, cedri, avocadi, banane e palme da datteri.

Tappa successiva è Tabgha con il santuario della Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci e il Monte delle Beatitudini (che chiude alle 16.45). Il primo, con il pavimento bizantino originale, presenta dei mosaici da guardare anche se non professate alcuna religione. Arbusti e zolle comunque invitano al raccoglimento.

3) Trasferimento a Nazaret, visita della Basilica dell’Annunciazione. Nel pomeriggio si prosegue per la Valle del Giordano con sosta a Beith Shean, per giungere al Mar Morto.

Arrivare a Nazaret è comunque un’emozione, indipendentemente dalla fede che professate. Coglierete subito che oggi Nazaret è una città araba, tra l’altro quella più grande di Israele, abitata per lo più da musulmani (gli arabi cristiani sono pochissimi). Tutto lo testimonia, dai pochissimi giardini per bimbi (agli spazi verdi in comune vengono preferiti altri servizi), alle grandi case, di solito gli arabi preferiscono vivere in dimore spaziose a più piani, dove poi resteranno a vivere i figli maschi con le mogli.

Nel sepolcro di Gesù

Nel sepolcro di Gesù

Ma a raccontarvi che siete in zona araba sarà anche la presenza di auto di grossa cilindrata, questo popolo ama circondarsi di cose lussuose, e le tante moschee dove risuona il canto dei muezzin. E se prima di venire via farà buio, potrete distinguerle facilmente perché oggi i minareti sono tutti illuminati di verde fosforescente.

Dentro la Basilica dell’Annunciazione, invece, stenterete a ritrovare la spiritualità, ma davanti alla grotta dove l’Arcangelo Gabriele annunciò a Maria che aspettava il figlio di Dio, è difficile non emozionarsi. Se non altro perché l’annuncio di una nascita riporta ad un sentimento di gioia.

4) Bagno nel Mar Morto e visita alla fortezza di Massada. Proseguimento verso Eilat e possibilità di aggiungere un giorno per visitare nella vicina Giordania, la città di Petra..

Il bagno nel Mar morto è sempre divertente, oltre che curativo. Stare sdraiati in acqua senza muovere un muscolo è strano, sembra di sfidare le leggi della fisica e quelle di gravità. Ci troviamo a 416 mt sotto il livello del mare, nella depressione più grande del mondo. In zona gli alberghi vivono grazie alle proprietà di questa acqua che è salata almeno 10 volte più di quella degli altri mari. Se volete comprare alcuni prodotti, fate gruppo con gli amici e spendete almeno 100 dollari americani. In aeroporto, mostrando lo scontrino, vi rimborseranno il 16% dell’Iva.

Ma di questa giornata la vera sorpresa sarà Massada scelta da Erode, che qua (per i cristiani risulterà offensivo) chiamano Il Grande, come rifugio durante il suo regno nel periodo della dominazione romana dal 40 al 4 a.C..

La rocca risulta isolata e si trova a 440 mt sul livello del mar Morto in pieno deserto della Giudea, (quindi a nemmeno 50 mt sul livello del mare). Ci si arriva con una funivia e già soltanto il panorama, se non siete attratti dalla storia, ripaga della visita. Per inciso, la fortezza è Patrimonio Unesco. Ci sarà un motivo.

La strada, via via che andrete verso Eilat, cambierà completamente. Dal deserto della Giudea si arriverà a quello del Negev. Colori completamente diversi. Infatti, la regione di Massada, grazie all’alta percentuale di sale e cloridi, è molto luminosa. In questo itinerario passerete vicino a Jerico, una delle città più antiche del mondo, 8 mila anni prima di Cristo, al 97% musulmana, resto cristiana, ceduta però ai palestinesi.

5) Escursione nel deserto del Negev e pernottamento nel kibbutz Mashabei Sadè, in zona desertica.

La classica passeggiata a dorso di un dromedario

La classica passeggiata a dorso di un dromedario

Il deserto del Negev è molto suggestivo, ma come quello della Giudea, neanche questo si presenta con dune di sabbia a perdita d’occhio. Il Negev è fatto di roccia rossa, più o meno friabile. Normalmente alcuni tipi di vegetali sono aggressivi, ma qui nessuna specie è riuscita a conquistare un centimetro di territorio.

A parte la classica escursione a dorso di dromedario, molto interessante è la visita ad un sito egiziano e ad alcune sculture naturali, tra cui il fungo, risulta quella più celebrata.

Non vi abbiamo ancora parlato della realtà dei kibbuts perché ci piace farlo raccontandovi di quello più spartano, forse decisamente meno confortevole di quelli visitati da noi, come il Lavi o l’Ein Gev, ma certamente quello che più ci ha chiarito il perché oggi ci si possa pernottare dentro.

Andare in Israele senza viverne uno è una perdita culturale, storica e di costumi, molto grave.

In breve, i kibbuts sono delle comunità agricole che si automantengono. Non volendo entrare nel merito di argomentazioni politiche, unicamente per trasferire il concetto, i kibbuts sono il migliore esempio di quanto ha sempre professato il socialismo. Qui vengono suddivisi i compiti. Ognuno, a turni regolati da un comitato, si occupa di qualche mansione di utilità sociale. C’è chi lava, chi stira, chi fa da mangiare e così via.

Le famiglie ebree che vivono dentro queste comunità, non dovendo occuparsi di quei compiti che distraggono dalla famiglia, quale in effetti è fare la spesa o cucinare, tanto per fare un esempio, potranno occuparsi meglio dei figli. Certamente, in contropartita c’è la mancanza di libertà e il dovere di stare a delle regole, ma, viene da domandarsi, quanto le regole alla fine non appartengono ad ogni realtà, anche a quella più anarchica. Solo gli eremiti possono davvero sottrarsi a questo pettine. O no?

Fatto sta che negli ultimi anni, i kibbuts si sono trasformati ed hanno aggiunto una voce positiva al loro bilancio, quello turistico. Si sono quindi attrezzati e danno da dormire e da mangiare a chi voglia un alternativa al classico albergo. Il turista ne avrà un ritorno straordinario. Mangerà insieme a loro, proprio come i kibbutzini sono soliti fare, e cioè tutti raccolti in un’unica grande sala. Ma soprattutto entrerà a contatto con la loro filosofia di vita. Partiranno i confronti, alcuni nel bene, altri no, ma sicuramente lo spirito che ne verrà fuori sarà quello del vero viaggiatore, cioè di colui che si mischia al territorio che visita.

Avrete, così, una piacevole sorpresa. Ritroverete una genuinità che, a meno che non viviate in campagna e non coltiviate i vostri prodotti, non assaggiavate da tempo. Le verdure, infatti, saranno appena state raccolte nell’orto, le carni, certamente non gonfiate da estrogeni, appena macellate (ma per favore non chiedetevi con quale tecnica), il latte e i formaggi saranno freschissimi e altamente digeribili. Tra i pesci, troverete soltanto quelli con squame e spine, ovviamenti puliti. I crostacei sono proibiti.

Una particolarità: non stupitevi se nel buffet non troverete mai insieme carne e cibi con il latte. E’ proibito. Gli ortodossi mangiano kasher, cioè un’alimentazione che pare abbia anche grandi virtù sotto il profilo dietetico. Tra l’altro l’indicazione a fare così si trova nella Genesi: “Non mangerai l’agnello nel latte di sua madre”.

Nel deserto del Negev

Nel deserto del Negev

Tantissimi ebrei mangiano kasher e i ristoranti, nel caso presentino questi menù speciali, devono avere doppia cucina. Infatti questa cucina obbliga a ferree attenzioni di purezza. I cibi non devono essere contaminati da altri cibi, né da specifici materiali. Insomma, un mondo a sé, ma molto interessante.

Ritornando al kibbuts in questione, cioè al Mashabei Sadè, sarete alloggiati in una delle loro casette tradizionali e sappiate che vi sveglierete in mezzo al deserto. Se con voi ci sarà la guida Vittorio, tenete a mente che lui ha vissuto qua diversi anni e per questo, oltre alla bandiera israeliana, garrirà quella italiana, per onorare le sue origini.

6) Si lascia il deserto del Negev e si arriva a Gerusalemme nel primo pomeriggio per una prima breve visita.

La strada che vi porterà a Gerusalemme attraversa il più grande cratere al mondo, il Ramon, formatosi per corrosione naturale. Per semplificare, ve lo immaginate un buco che si vede dalla luna? Questo è il cratere Ramon, una corona di montagne enormi cadute – per rendere l’idea – al piano di sotto.

La bandiera di Israele in primo piano

La bandiera di Israele in primo piano

Ai bordi, oltre l’asfalto che corre, tende beduine con dromedari e baracche illegali. I beduini sono i loro nomadi, paragonabili forse ai nostri zingari considerato che ci viene raccontato che oramai non si occupano più di pastorizia, ma prestano la loro opera nelle cittadine in qualità di meccanici, elettricisti e sono diventati stanziali.

Arrivando da sud, l’agricoltura ci regala, prima, immagini di distese di fichi d’india, poi, a 40 km da Gerusalemme, pompelmi, aranci e agrumeti vari, serre a parallelepipedo nere (che strano, avremmo creduto non fossero ideali perché attirano i raggi del sole e qui fa caldo. Forse quello che ‘para dal caldo, para anche dal freddo’).

Subito prima dell’arrivo, se arriverete dalla parte nord, noterete delle zone con arbusti piccoli, piantati da poco. E’ un’area dove gli ebrei che vivono all’estero hanno la possibilità di piantare con le loro mani un proprio alberello, lasciando appesa una targhetta. Se potrà ritornare lo vedrà cresciuto.

L’impatto con Gerusalemme, sebbene la città vecchia, suo cuore pulsante, sia ancora lontana, è a dir poco, straordinario. Guardandola dall’alto ci pare caotica, ma consapevole della sua importanza.

Gerusalemme di notte. Foto di Vittorio Di Cesare

Gerusalemme di notte. Foto di Vittorio Di Cesare

Le sue pietre bianche, un editto israeliano obbliga ad usare soltanto arenaria, la rende quanto mai luminosa anche se ci si arriva all’imbrunire. Già alla prima occhiata ci si accorge subito dei suoi tanti stili. Ha cantieri ovunque perchè dall’inizio del 2008 stanno lavorando per costruire una nuova metropolitana che viaggerà in superficie e snellirà il traffico che da anni la congestiona.

A Nord il Monte degli Ulivi, dove i Vangeli raccontano che Gesù è stato tradito da Giuda, accomuna arabi e musulmani. Alla sua base, tombe di tremila anni. Il cimitero ebraico dove tutti gli ebrei vorrebbero essere sepolti perché convinti che il Messia ritornerà qui dalla Valle del Cedro. A differenza nostra, all’interno delle tombe ebraiche non c’è un ricambio di salme.

Se guardate Gerusalemme da qui, avrete la sensazione di una città fatta a strati, scoprirete poi che ognuno indica un’appartenenza religiosa.

Su tutto, si staglia la cupola della Roccia, diventata simbolo di questa città.

7) Visita di Gerusalemme: Chiesa delle Nazioni e il Giardino dei Getsemani. Si entra nella città vecchia e si percorre la via Dolorosa fino al Santo Sepolcro. E poi il Muro del Pianto. Nel pomeriggio il Parlamento e il Memoriale dell’Olocausto.

Al Muro Del Pianto. Foto di Vittorio Di Cesare

Al Muro Del Pianto. Foto di Vittorio Di Cesare

Gerusalemme vi farà piangere. Non è possibile non farlo, qualsiasi sia la vostra natura. E non parliamo di fede, ma di quella parte, magari non del tutto conosciuta, che ha messo radici nel vostro intimo più profondo.

Questa città è storia, trasuda amore e orrore, accentua le contraddizioni. Mette insieme quanto non si sarebbe mai potuto unire, se lo si fosse fatto scegliendo a tavolino. Restituisce e nobilita ogni sensazione, anche la peggiore. Vi farà riflettere.

Sia che tifiate o no per una Gerusalemme internazionale, sia che siate a favore degli ebrei o meno, dalla parte dei professanti o degli atei incalliti, timorosi sull’avanzata dell’Islam o fiduciosi, non potrete sottrarvi ad uscire dai suoi vicoli sdrucciolevoli con la mente piena di pensieri.

E se i cristiani forse resteranno attoniti nel considerare quanto, rispetto alla grandezza monumentale del resto, sia piccola l’impronta del passaggio di Gesù in questo luogo dove è addirittura sepolto, gli ebrei che arriveranno al Muro o i palestinesi e i musulmani che entreranno nella Spianata, sentiranno invece una sorta di mancamento. Queste due zone, infatti, si passano il testimone in un’area di 300 mt per 500, e i monumenti più importanti delle due confessioni religiose fanno davvero bella mostra di sè.

Non perdetevi una camminata sui tetti di Gerusalemme, non solo i fotografi approfitteranno di vedute diverse. Da lassù, infatti, potrete rendervi conto di quanti beni archeologici disponga questa città che, personalmente, senza sminuire opinioni diverse, ci piace pensare internazionale anche nell’appartenenza. Non solo aperta, come in effetti è già è, ai cristiani, ai musulmani e agli ebrei.

Il sito del Parlamento, se non fosse per quel meraviglioso Menorah, il candelabro a sette braccia (del quale si parla anche nella Bibbia, simbolo della perfezione) che è stato donato dal Governo Britannico alla città negli anni ‘50, forse la visita non lascerebbe alcun segno.

Getsemani: il giardino degli ulivi sul celebre monte. Foto di Vittorio di Cesare

Getsemani: il giardino degli ulivi sul celebre monte. Foto di Vittorio di Cesare

Mentre entrare nel Museo dell’Olocausto permette di vedere documentata dall’inizio la storia della persecuzione degli Ebrei, fatta in tutto il mondo. Intelligente il fatto che è stata resa l’idea senza dare troppo risalto alle immagini più cruenti, quelle che di solito vengono usate in modo sbagliato, al solo fine che l’argomento resti impresso. Quando è sufficiente tutto il resto, documenti scritti, testi e foto, per fare capire le proporzioni di tale scempio umano.

Vi riportiamo una sola frase tra tutte quelle lette là dentro: “La parola muore ovunque. La realtà chiede un dominio assoluto”.

Indipendentemente da tutto vi resterà comunque la voglia di stare un giorno in più. La crudezza che stimola solo impressionabilità fine a se stessa, a volte, fa chiudere gli occhi. Non li fa tenere aperti.

8 ) Trasferimento a Tel Aviv e viaggio di rientro.

“Ancora un giorno”.

Questa sarà la vostra preghiera. Ancora un solo giorno per ammirare tutto quanto avrete capito o per mettere di nuovo alla prova le vostre certezze.

Ma il tour non prevede proroghe e il giorno dopo vi staccherete in volo da Tel Aviv saturi di emozioni, immagini, nozioni, sensazioni, idee. Rientrerete e, una volta su suolo italico, potreste non capacitarvi ripensando a quanto avreste perso dando retta ai luoghi comuni.