ALESSANDRO CECCHI PAONE A TULUM

Alessandro Cecchi Paone a Tulum

Un divulgatore scientifico-culturale per guida turistica non capita tutti i giorni, ma è in questa curiosa veste che Alessandro Cecchi Paone circa quattro anni fa ha girato tutta la Riviera Maya. Sulle reti Mediaset c’era ancora in onda il suo programma La Macchina del Tempo e, per contratto con I Viaggi Del Ventaglio, lui accompagnava i cosiddetti viaggi speciali non solo raccontando al gruppo di turisti iscritti tutte le meraviglie di cui era a conoscenza, ma documentando ogni visita con filmati proiettati la sera prima.

E’ nato così un profondo amore per questo territorio.  «E’ una zona quanto mai completa – ci spiega – perché da una parte c’è l’aspetto naturalistico con la classica barriera corallina e dall’altra i siti archeologici, senza dimenticare l’affascinante storia dei Maya che permea tutto».

Atterrando a Cancun si percorre tutta la costa diretti a Tulum, indicativamente la stessa strada che pare fece nel 1869 l’americano William Semple notando che gli indigeni masticavano palline di gomma, che in antica lingua nahuatl si pronuncia chicle. Per questo le prime tracce di un simile uso del chewing-gum si fa risalire ai Maya.

Ci troviamo nello stato messicano del Quintana Roo e dall’aeroporto di Cancun dopo 55 km si arriva a Playa Del Carmen.

Tulum, l'unico sito archeologico al mondo sul mare

Tulum, l'unico sito archeologico al mondo sul mare

«Playa ha un’atmosfera che ricorda la Rimini formato famiglia degli anni ‘70, ed è molto bene dimensionata per vivere una vacanza tra giovani, ideale soprattutto per chi cerca la vita notturna perché non ci sono pericoli. Playa è a vocazione turistica, ma è una scoperta abbastanza recente per cui è stato rispettato l’ambiente. Questo ha permesso al governo di mettere in atto delle attenzioni che vanno a vantaggio del turismo, quali mantenere sufficiente spazio tra un albergo e l’altro a beneficio dell’affollamento in spiaggia. E c’è anche una numerosa comunità di italiani».

Sono molti infatti gli hotel boutique gestiti dai nostri connazionali, chiedete di Laura a La Tortuga, un caratteristico hotel con una splendida piscina nel cuore di Playa Del Carmen, o di Paola all’eco-resort Hemingway Cabanas, romantici bungalows direttamente sulla spiaggia di Tulum.

A soli 6 km a sud di Playa c’è Xcaret, dove gli amanti dell’avventura possono fare una divertente traversata nella giungla a bordo di un camion da fuoristrada 4×4, proseguendo poi nella stessa direzione per altri 50 km si arriva a Tulum.

La piramide Maya dentro Cobà

La piramide Maya dentro Cobà

«Come direbbe un americano, il sito di Tulum è davvero terrific, ossia straordinario, l’unico al mondo sul mare. Vedere le rovine Maya incastonate a picco sull’acqua, visitarle in costume e poi scendere a fare il bagno nel mare dei Caraibi, praticamente sotto la Storia, è un’esperienza indimenticabile. Non conosco invece i siti cosiddetti minori, ma ne ho sentito parlare molto bene e prima o poi li visiterò».

Ma qual è l’esperienza proprio da non perdere in questa parte del Messico secondo Alessandro Cecchi Paone?

«I cenotes, una realtà poco conosciuta, ma incredibile perché ce ne sono circa 7000 e si trovano lungo tutta la Riviera Maya. Sono grotte utilizzate anticamente dai Maya come bacini idrici e fanno parte del sistema fluviale sotterraneo più lungo del mondo. Una rete labirintica di canali che procede tra stalattiti, stalagmiti e liane per 160 km per la gioia di sub e appassionati di snorkeling. Ma non solo, considerato che ce ne sono anche adatti ai bambini, ci si può entrare a piedi grazie a delle scalette che scendono nelle viscere della terra, e, una volta dentro, si può decidere se fare il bagno in quelle acque trasparenti.

Mi ha affascinato il fatto che siano di acqua dolce, mi piace pensare alla convivenza così stretta nello stesso territorio di due tipi di acque, con le loro diverse profondità e soprattutto differenti flora e fauna.Ovviamente ai sub è richiesta esperienza perché si può soffrire di claustrofobia.

La magia dei Cenotes

La magia dei Cenotes

Il cenote che mi ha colpito di più è stato quello nel tempio di Chichén Itzà, brutto per via delle acque limacciose, ma dall’atmosfera particolare perché lì sin dalla sua scoperta si sono trovati scheletri dovuti a sacrifici umani, vi si percepisce molto la dimensione rituale che tanto appassiona ultimamente. Dalla Riviera Maya si arriva a Chichén Itzà in giornata, partendo all’alba e rientrando in serata, ed è un plus da nominare».

Per chiudere, a parte i siti che non ha visitato cosa la spingerà a tornarci?

«Il cibo messicano che adoro. Quando lo ritrovo ho la conferma di un gusto marcato che mi è congeniale. Mi piace anche ricordare i momenti di siesta nelle palapas, le classiche capanne dal tetto di paglia. E non posso scordare i mariachi, il classico gruppo che canta e suona, la cui musica mette di buon umore. Nonostante abbia avuto difficoltà a recuperarne uno, li ho addirittura voluti per il mio matrimonio festeggiato sulla spiaggia di Fregene a Roma».