Se durante il giorno non mancheranno interessanti visite perché il Giappone, complice il fatto che è rimasto isolato per molti secoli, ne offre parecchie, non potrete non assaggiare il pesce Palla (o Fugu) che in Italia è proibito, ma che qui cucinano ad arte perché sanno come neutralizzare la dose letale di tetrodotossina, un veleno dieci volte più potente dell’arsenico contenuto nella bile, e che, senza preparazione adeguata, contaminerebbe il pesce facendolo risultare mortale a chi se ne ciba.

Nella terra del Sol Levante, fino da quando il sole si leva, quindi sin da quando si apre gli occhi e ci si stira sul fouton appoggiato sul pavimento tatami, si percepisce che lì è tutto davvero diverso. Se poi si è scelto un ryokan, gli alberghi della tradizione giapponese, ogni giornata sarà quanto mai originale ed inedita, ci si entra scalzi e si ha anche a disposizione un kimono col quale muoversi per i tanti ambienti condivisi. Non ci sono bagni in camera, ma servizi in comune suddivisi tra donne e uomini, con a parte la grande sala docce dove ci si lava a vista in una sorta di generico cameratismo, per arrivare a rilassarsi, al termine di shampo, insaponatura e risciacquo, nella grande vasca che è sempre pronta e piena fino all’orlo di acqua bollente, esattamente come accade nei sentō (i bagni pubblici) e negli onsen (i bagni Spa con acque termali) dove, invece, i locali sono soliti andare dopo cena con i geta ai piedi (le loro classiche calzature di legno) avvolti nei colorati yukata (una specie di kimono da casa che troverete a disposizione in tutti i ryokan e negli stessi hotel).

Si inizia bene ed in modo inedito la giornata, ma la si finisce ancora meglio se si fa l’esperienza di uno dei passatempi preferiti dai giapponesi, cantandone quattro dentro una delle tante sale di Karaoke dove si incontrano non solo giovanissimi che a bocca larga buttano fuori il peggio e il meglio delle loro abilità canore, ma anche coppie attempate che nella mini intima saletta prenotata all’ingresso, si cimentano in un curioso tête-à-tête. Tutti, a 10 minuti dalla fine del tempo prenotato, riceveranno una telefonata che li avvisa che la lieta serata sta per terminare.

Una volta rientrati da questo viaggio, quasi catartico tanto è speciale e sorprendente, sarà impossibile riassumere il Giappone sciorinando con disinvoltura i luoghi visitati, per capirci “Sono salito sulle Petronas, oppure, ho camminato sulla Muraglia Cinese, o ancora, ho fatto una foto davanti al Taj Mahal”. In effetti, i nomi dei siti che rappresentano il meglio di questa terra straordinaria sono difficili da memorizzare, ma a questo torpore mnemonico farà da contraltare la ricchezza delle emozioni che porterete a casa.

A Kyoto, con la sua pianta a quadra sullo stile romano, è facile ricordare la ‘Passeggiata del filosofo’ con quel ruscello che durante la fioritura dei ciliegi diventa rosa dai petali che via via vi cadono dentro. Ma come rammentare i nomi dei tanti templi buddisti o shintoisti, o anche due soltanto dei suoi 17 siti patrimonio Unesco, o magari, il nome dei suoi meravigliosi e differenti quartieri, dal Gion noto per le sempre tanto misteriose geishe, all’Higashiyama con i suoi giardini zen, le pagode, il bellissimo Kiyomizudera Temple e il Maruyama Park, ma anche Harashiyama che non attrae soltanto per la sua foresta di Bambù?

Una visita da fare in giornata non lontano da Kyoto, è quella alla piccola deliziosa cittadina di Nara con il Grande Budda, una delle statue bronzee più grandi al mondo, ed il suo ameno parco fiabesco abitato da oltre 1.000 daini. Mentre se da Osaka, che viene considerata la Napoli del Giappone in cui il grande parco sotto il Castello è sempre imbandito a pic nic, ci si spinge abitualmente fino a Hiroshima con l’allure di tragedia che ancora conserva forte, una volta arrivati fino a qui non si può non raggiungere l’unico Torii galleggiante, quello forse più fotografato e simbolico, sull’isoletta di Miyajima.

E poi che dire di Tokyo, la metropoli delle metropoli con i suoi quasi 10 milioni di abitanti? Soprattutto che, al pari di altre sue famose colleghe occidentali, è sempre sveglia e aperta a chi desidera fare mattina nei localini di ogni sorta, magari anche in un manga kissa, un locale diviso in stanzette per navigare in internet e dove, scegliendo su un catalogo all’entrata, si possono prenotare gli ambienti con comode poltrone a schienale reclinabile per farsi un pisolino. Per il resto Tokyo, con le sue 23 sottoscrizioni e senza un centro vero e proprio, è un melting pot di tutte le aree del Giappone, indicazioni espresse in ideogrammi, sopraelevate anche sotto, metropolitane per centinaia di km, i pachinko del gioco d’azzardo dentro cui i giapponesi si svuotano le tasche, il Jizo, piccole statue di divinità giapponesi di cui la gente si prende cura perché si crede protegga in bimbi morti prima dei genitori, statue di Hachikō il cane simbolo di fedeltà famoso ovunque, un incontro di lottatori di sumo, barrette di cioccolato al raffinato tè verde Matcha, un carretto shafu con sopra un turista trainato da un giovane baldo uomo, il Sukiyabashi Crossing di Ginza l’incrocio più frequentato al mondo, le sontuose sale da cerimonia da tè giapponesi, ma anche i quartieri satelliti al Palazzo dove vive l’Imperatore, da Shinjuku gremito di grattacieli ad Akihabara con gli ultimi ritrovati della tecnologia, fino al viale alberato di Omotesando dove in fila presenziano i flagship store degli stilisti di caratura internazionale, da Tod’s a Prada ad Hermes.

Per chi ama le copie, Tokyo vince anche il palmares dei monumenti riprodotti, ha una Tour Eiffel, una Statua della Libertà, ma più piccola, una ruota sullo stile di quella del viennese Prater ad Odaiba, un ‘ponte di Brooklyn’ ed anche la stazione ferroviaria di Tokyo che tutti dicono ispirarsi a quella di Amsterdam (ma non ci assomiglia nemmeno lontanamente, mentre la stazione di Kyoto è un capolavoro da non perdere). Tutti gli edokko (gli abitanti di Tokyo) sin dai banchi di scuola, uguali ed ordinati nella classica divisa di ordinanza, si impegnano a fondo per realizzarsi e provare a comprarsi qualche metro in più di vivibilità, visto che vivono in case talmente piccole che più di un papà e di una mamma per ritrovare la loro intimità sono costretti a rifugiarsi nei cosiddetti love hotel.

Un capitolo a se stante ed entusiasmante nel ruolo che gli compete, lo fa certamente il cibo. Non soltanto il sushi, che spesso è altro da quanto si mangia comunemente in Italia, non soltanto il tempura, che sono tutti i fritti con pastella per eccellenza, ma anche le altre specialità per gourmand, dalla soba all’udon, dal sashimi al ramen, dalla zuppa di miso al nattō. Senza scordare le birre dalla Asahi alla Sapporo, all’altrettanto buona Yebisu, anche se la bevanda da scoprire resta il sake ottenuto dalla fermentazione del riso.

E poi a completare la regalìa di questo Paese, a vivere sia le case tradizionali machiya che le moderne mansion, c’è la delicatezza e l’eleganza del suo popolo, qualità che tutti colgono, anche chi li ritiene troppo formali. Anzi, se li interpellerete, la cordialità sarà tale e tanta da portarvi ogni tanto all’esasperazione. Perché in più di un’occasione ci siamo visti costretti a ringraziare e a girare su noi stessi per non investire ore con dei giapponesi sconosciuti che non proferivano sillabe in altre lingue. Ma che sempre hanno tentato in tutti i modi di aiutarci.